Di seguito il mio intervento pubblicato sul sito di Tv Oggi Salerno

Gli interessi culturali, formativi ed economici a vantaggio dell’intera collettività e non di singoli, dovrebbero essere la meta da raggiungere per ogni amministratore politico nell’esercizio della sua funzione pubblica.

Nella gestione del Teatro Verdi di Salerno, l’amministrazione comunale rispetta questo interesse pubblico? Si impegna a cercare soluzioni, come farebbe un buon padre di famiglia, che siano vantaggiose per la collettività?

Proviamo a dare inseme una risposta dopo aver fatto un po’ di luce su questa gestione.

Il Teatro Verdi di Salerno fu inaugurato il 15 aprile 1872. Nel secolo scorso la partecipazione popolare è stata consistente, almeno fino al terremoto del 1980 che lo ha reso inagibile. il Teatro è rimasto chiuso per quasi 14 anni, è stato poi ristrutturato e re-inaugurato il 6 luglio 1994.

Dal 2007 il Comune di Salerno affida la direzione artistica del teatro a Daniel Oren. La spesa media, per la realizzazione di ogni stagione lirico-concertistica, è di tre milioni e mezzo di euro.

Il programma lirico relativo ad una singola stagione prevede 5 spettacoli che vengono replicati in 3 date, per un totale di 15 aperture di sipario all’anno.

Mediamente il Comune di Salerno incassa, nell’intera stagione, circa 400mila euro dal botteghino. Pur sommando questa somma ai contributi pubblici (regione e ministero) e a quelli privati (cassa di risparmio salernitana), il Comune è costretto ad accusare ogni anno una perdita di circa 2 milioni di euro.

Il Direttore Artistico, Daniel Oren, non si accontenta di guadagnare 240mila euro all’anno per la direzione artistica del teatro, che di fatto gli consente di gestire autonomamente tutti i 3 milioni e mezzo di euro, ma ogni anno si auto-assegna la direzione sinfonica di qualche opera raggiungendo un guadagno medio annuale di oltre 300 mila euro.

È chiaro, quindi, che il Comune non si prefigge alcun obiettivo economico nei confronti di questa impresa, ma, probabilmente, intende alzare il livello qualitativo dell’offerta culturale al pubblico salernitano giovane e meno giovane.

Tuttavia anche sotto questo aspetto la gestione è totalmente fallimentare. Infatti per ogni rappresentazione il costo medio è di 700mila euro, ma questi soldi non procurano alcun ritorno in termini di cultura, formazione, lavoro ai giovani e ai meno giovani salernitani.

Tutto il necessario per la realizzazione di un’opera, dalle scenografie ai costumi, dalle scarpe ai trucchi e perfino la manovalanza, viene noleggiato dal comune di Salerno sulla base delle indicazioni del direttore artistico.

Un modus operandi che non trova eguali in nessun altro teatro pubblico d’Italia. A Milano, ad esempio, il Comune affida alla fondazione Teatro alla Scala la gestione dell’omonimo teatro. Nel 2016, a fronte di un contributo di 6 milioni di Euro, la fondazione ha messo in scena ben 197 rappresentazioni per un totale di 261 aperture di sipario. A queste vanno aggiunte 36 aperture di sipario in Tournée all’estero.

Il bilancio della Fondazione Teatro alla Scala chiude il 2016 con un valore di produzione di ben 121 milioni di euro ed un utile d’esercizio di ben 128 mila euro.

La diffusione della cultura teatrale, nel capoluogo lombardo, è palpabile; basta guardare il numero degli ingressi al teatro: 127 mila persone complessivamente. Tra queste, oltre 18 mila anziani, 88 mila giovani e circa 20 mila adulti lavoratori. Per incassi complessivi di 47 milioni di euro.

Ma il dato interessante, in questa gestione, è rappresentato dagli 800 dipendenti della fondazione che produce gli spettacoli con il coinvolgimento delle scuole milanesi e formando i loro allievi. Ecco dunque la giusta conseguenza in termini di cultura, lavoro e formazione, che un Ente pubblico deve perseguire a fronte di una spesa.

Un’altra realtà, più prossima alla nostra, è quella di Bologna. Anche qui il Comune affida la gestione del Teatro comunale ad una fondazione con un contributo annuale che si aggira intorno ai due milioni e mezzo di euro.

Ebbene, la fondazione del teatro di Bologna ha chiuso il Bilancio 2016 con un utile di esercizio di 312 mila euro a fronte di un valore di produzione di oltre 21 milioni di euro.

136 alzate di sipario nel 2016 con una presenza di oltre 83 mila spettatori, la fondazione fa lavorare sul territorio professori d’orchestra, maestri del coro, impiegati amministrativi, dirigenti e personale tecnico.

Anche a Bologna la formazione, il lavoro e l’educazione all’opera teatrale è al centro degli obiettivi dell’Ente pubblico.

Questi esempi mettono in evidenza una incapacità del Comune di Salerno di gestire, seppur con notevoli cifre, un teatro comunale in funzione dei benefici alla collettività.

Con l’affidamento di una cifra così alta ad una sola persona e con la semplificazione dell’organizzazione attraverso il noleggio di qualsiasi elemento utile, non si è creato e non si creerà mai un’autonomia produttiva salernitana capace di creare figure professionali sul territorio.

Inoltre questo tipo di gestione non crea alcuna infrastruttura di proprietà che, altrimenti, potrebbe essere messa a disposizione dei numerosissimi artisti presenti sul territorio che oggi devono, con enormi sforzi personali e senza alcun aiuto, provvedere alla propria crescita.

Basterebbe un piccolo sforzo, il coinvolgimento dei professionisti del settore e tanta volontà per iniziare un nuovo percorso di crescita culturale, professionale e di formazione della nostra città intorno al Teatro Verdi.