Alle 15 in punto alcuni cittadini attivisti del Meet up amici di Beppe Grillo Salerno, guidati da Francesco Virtuoso, entrano in Procura. In mano un dossier – che arriverà anche all’Anac e alla Corte dei Conti – nel quale si denuncia la mancanza di trasparenza e una serie di incongruenze nella gestione amministrativa da parte del Teatro Verdi. Sotto la lente sono finite oltre 300 determine e delibere dalle quali emergerebbe come – per il fatto che il Verdi non ha una sua entità giuridica né una fondazione – l’organizzazione finanziaria sarebbe senza controllo e senza un rapporto positivo per l’amministrazione tra costi e benefici (in termini, ad esempio di produzioni).

In particolare, ci sono tre associazioni che forniscono la stagione lirica del Verdi: dai coristi alle maestranze, passando per scenografie e trucchi. La prima è l’Associazione Europa impresa Musica (con sede in via Parmenide e nessuna traccia online), presieduta da Luigi Rubino che fornisce i coristi per le opere. Prima che l’associazione fosse attiva, precisamente il 7 dicembre del 2016, i cantanti del coro venivano pagati mille euro ciascuno. Nel 2014, ad esempio, la spesa del Comune fu di 235 mila euro; nel 2015 di 205. Da quando esiste, invece, l’associazione ha fatturato 557 mila euro nel 2016 e 502 nel 2017. Non solo, perché risulta anche che il Comune ha contribuito ulteriormente con 30 mila euro di supporto tecnico amministrativo. Uffici condivisi con un’altra associazione, la Filarmonica salernitana che pure si occupa dei cantanti. Per quanto riguarda le maestranze, l’associazione di riferimento è “All’opera del Teatro”, con sede a Nola e guidata da Mario Rubino, figlio del presidente dell’associazione dei coristi. Tutte da decenni legate al Teatro Verdi e a tanti altri eventi diretti dal maestro Daniel Oren e dal suo braccio destro, Antonio Marzullo, sia in città che in regione. Non solo, perché per una serie di opere liriche le cifre riportate sui contratti sono in difetto rispetto a quelle effettivamente liquidate: più 17 mila euro per il Nabucco, 13 mila euro eccedenti per l’Aida e 6 mila per il Barbiere di Siviglia.

«Abbiamo rilevato una serie di fatti che a noi sembrano irregolari in materia di trasparenza amministrativa e di fondi pubblici rispetto alla gestione del Teatro Verdi che da molti anni va a vantaggio di pochi e sempre gli stessi. Dai dati ricavati dall’Albo pretorio – chiarisce Francesco Virtuoso – abbiamo rilevato che dal 2010 al 2017 sono oltre 30 i milioni che il Comune ha speso per il Verdi e sempre attraverso incarichi personali e mai con gare a evidenza pubblica». Una “mala gestio” della quale, accusa l’esponente del meet up, «sono corresponsabili i consiglieri comunali, soprattutto di opposizione che in questi anni non hanno saputo vigilare. Noi da cittadini lo abbiamo fatto, loro sono pagati per questo e non fanno nulla». Tra le firme apposte all’esposto alla magistratura anche quella della senatrice Luisa Angrisani e di Carmine Mennella che è in causa con il Massimo per frode contrattuale.

Alle accuse degli attivisti del Meet up replica Luigi Rubino, presidente dell’associazione che si occupa dei coristi. «Il valore dei compensi parrebbe aumentato – chiarisce – ma non è così. Ora ci sono anche i contributi e la Naspi, ecco perché le cifre sembrano maggiori. Che poi il maestro Oren ci scelga fa parte ormai dei rapporti che si sono consolidati, per cui noi partecipiamo alle gare, poi così come per le maestranze e le scenografie, sono il direttore e il regista a fare le scelte che ritengono più adeguate. Non c’è alcuna mancanza di trasparenza». Il presidente precisa anche che, così come previsto dalla legge, «vengono regolarmente tenute le audizioni per ogni opera e il calendario è noto e pubblico anche sul sito del Comune. E anche per il noleggio delle strumentazioni il Comune fa apposita gara, poi la valutazione successiva è artistica e spetta a Oren o a chi fa la regia».

Articolo di Eleonora Tedesco pubblicato su La Città di Salerno