Devo ringraziare Luisa Angrisani, Senatrice del Movimento 5 Stelle, per aver dato voce al mio grido di protesta sull’utilizzo indiscriminato del marketing digitale per i propri prodotti finanziari da parte di banche e finanziarie.

Notavo da qualche tempo un incremento di proposte che mi offrivano prestiti di 25mila euro a tassi che arrivavano a sfiorare il dieci per cento.

Ho ritenuto opportuno segnalare questa pessima pratica da parte delle banche in un momento particolarmente difficile per la classe imprenditoriale più vulnerabile e più suscettibile alle offerte di liquidità. Credo che l’uso dei fondi messi a disposizione dal Governo dovrebbero rappresentare l’unica opportunità che gli istituti di credito dovrebbero offrire anche a discapito dei propri guadagni.

Una interrogazione parlamentare al Ministro

Il 20 maggio Luisa Angrisani ha presentato una interrogazione al Ministro dell’Economia sulla base delle evidenze e dei dubbi che le avevo esposto pochi giorni prima.

Ecco il testo dell’interrogazione (Atto Senato n. 4-03491):

Al Ministro dell’economia e delle finanze.

Premesso che:

il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, detto “decreto liquidità”, è stato emanato dal Governo per aiutare le imprese a fronteggiare la crisi scatenata dall’emergenza COVID-19;

attraverso il potenziamento del fondo di garanzia, esso concede diverse forme di copertura statale sui prestiti, a seconda dell’importo di questi ultimi; in particolare, per le imprese fino a 499 dipendenti e per prestiti che non devono superare il 25 per cento del fatturato, è prevista una garanzia del 100 per cento fino a 25.000 euro ed interessi che dovrebbero aggirarsi intorno a un tasso dell’1,50 per cento;

l’art. 13, comma 1, lettera m), dispone che: “il soggetto richiedente applica all’operazione finanziaria un tasso di interesse, nel caso di garanzia diretta o un premio complessivo di garanzia, nel caso di riassicurazione, che tiene conto della sola copertura dei soli costi di istruttoria e di gestione dell’operazione finanziaria e, comunque, non superiore al tasso di Rendistato con durata residua da 4 anni e 7 mesi a 6 anni e 6 mesi, maggiorato della differenza tra il CDS banche a 5 anni e il CDS ITA a 5 anni, come definiti dall’accordo quadro per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica di cui all’articolo 1, commi da 166 a 178 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, maggiorato dello 0,20 per cento”;

considerato che:

i mini prestiti fino a 25.000 euro introdotti a sostegno dei liberi professionisti, dei lavoratori autonomi e delle piccole medie imprese sembrerebbero non aver riscosso l’interesse sperato;

al 30 aprile 2020, secondo quanto affermato dalla confederazione generale italiana degli artigiani, le banche hanno fatto pervenire al fondo di garanzia del mediocredito centrale 45.703 domande; ebbene, se si tiene conto che la platea delle imprese e dei liberi professionisti interessati da questa misura sarebbe costituita da oltre 5.250.000 attività, vuol dire che solo lo 0,9 per cento di queste ultime ha fatto ricorso a questa misura;

un’indagine condotta da Codacons e pubblicata su “Il Secolo d’Italia” il 7 maggio ha fatto emergere una propensione al boicottaggio da parte degli istituti di credito nel promuovere le linee di credito alle imprese tutelate dal “decreto liquidità”. Su oltre 300 telefonate effettuate da tale istituto a un campione di 15 banche per chiedere informazioni sui finanziamenti garantiti dallo Stato, 171 non hanno ricevuto alcuna risposta, nonostante sui siti delle filiali fosse indicata la reperibilità, e, nel caso di risposta, un’elevata percentuale sosteneva di non essere in grado di fornire informazioni;

numerose sono state le segnalazioni di comportamenti non ortodossi di alcuni istituti di credito che, contravvenendo alle misure del “decreto cura Italia” (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27) e del “decreto liquidità”, impediscono sostanzialmente di immettere subito denaro nelle casse delle imprese;

sono stati segnalati casi in cui la liquidità da erogare alle imprese viene utilizzata dalla banca per coprire posizioni debitorie che la legge vieta di azzerare se regolarmente autorizzate;

atteso che:

la liquidità aggiuntiva dei provvedimenti statali non deve servire alle banche per azzerare debiti pregressi delle aziende;

anche Unimpresa segnala, in un documento nel quale ha descritto le difficoltà applicative del decreto liquidità, il caos in banca per accedere ai finanziamenti fino a 25.000 euro;

in questa situazione confusa e di estrema difficoltà per le imprese, in cui c’è grande incertezza sui tempi e le modalità di erogazione de prestiti, l’accesso al credito diventa, giorno dopo giorno, sempre più di vitale importanza e le banche lo sanno benissimo; infatti numerose sono le segnalazioni di un incredibile proliferare di offerte di prodotti finanziari che concedono prestiti a tassi che vanno dal 6 all’8 per cento, e, in alcuni casi, arrivano a sfiorare anche i 10 punti percentuali,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro in indirizzo nei confronti di quegli istituti di credito che non ottemperano agli obblighi di legge ed insistono in pratiche di marketing per la promozione dei propri prodotti finanziari, senza alcun incentivo statale, nei confronti della categoria imprenditoriale particolarmente sensibile alla richiesta di credito per le difficoltà che sta affrontando;

se sia a conoscenza di iniziative di controllo e vigilanza da parte della Banca d’Italia relativamente ai comportamenti anomali tenuti da alcuni istituti di credito nell’evadere le domande di finanziamento di imprenditori, in attuazione delle disposizioni del “decreto liquidità”;

se non ritenga di comunicare all’Associazione bancaria italiana questa situazione affinché possa, nell’ambito delle sue competenze, indicare i corretti atteggiamenti ai propri associati da mantenere in questo periodo di estrema confusione;

se non reputi opportuno un intervento da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato al fine di avviare un’indagine pre istruttoria con l’invio di richieste informative agli operatori del mercato finanziario per acquisire dati sull’andamento dei prestiti erogati alle imprese senza l’utilizzo delle risorse statali messe a disposizione dai citati decreti governativi.

Adesso la parola al Ministro, con la speranza che possa mettere in atto le azioni necessarie a tutela dei piccoli imprenditori in un momento particolarmente delicato come questo che il nostro Paese sta attraversando.