Il progressivo incalzare di notizie in materia di abuso sui minori che in queste ore sta alimentando la cronaca nazionale, senza dimenticare quella locale della scorsa settimana con il caso della piccola Iolanda, rende quanto mai urgente ed indispensabile un approfondimento medico-scientifico da parte di chi vive quotidianamente a contatto con una realtà così pesante e tanto difficile da comprendere.
A Salerno la dottoressa Alessandra Pagliuca, laureata in psicologia clinica e psicologia di comunità, psicoterapeuta, formata in sessuologia clinica, in psicologia umanistica integrata, in psicologia forense nei casi di abuso sessuale ai minori e in diagnosi e trattamento dell’abuso sessuale all’infanzia, è tra le persone più accreditate ed esperte a cui chiedere cosa ne pensa di tutto ciò che sta succedendo.

I casi di violenza ed abuso sui minori hanno colpito anche il nostro territorio; Jolanda a soli 8 mesi è morta per soffocamento causato dai lividi e dal gonfiore in cui il suo corpicino era ridotto, c’è un motivo che fa scattare questa brutalità negli uomini che si trasformano in efferati omicidi e violentatori?

La violenza non è sempre una scelta, ma spesso è condizionata dalla propria storia infantile; se un bambino, che durante la sua crescita, viene manipolato, trascurato, picchiato, violentato e perfino abusato, la sua storia è gravemente compromessa dai suoi vissuti traumatici e se questi vissuti traumatici non hanno la possibilità di essere elaborati con dei professionisti bravi, in grado di ascoltare e credere al minore, in grado di riabilitarlo a distinguere che il male non è rappresentato da se stesso ma da ciò che ha subito aiutandolo quindi a districarsi da questo groviglio complicatissimo anche di credenze mentali che la vittima fa di se stesso, allora quel bambino diventerà un violento da grande.

Che tipo di reazioni scattano in un minore vittima di abusi?

Le uniche possibilità che ha un bambino, vittima di queste atrocità, per sopravvivere sono la depressione o identificarsi con l’aggressore (vale a dire se anche io sono così allora non è vero che sono stato vittima); pertanto è fondamentale che un bambino vittima di violenza ed abuso venga aiutato all’elaborazione di questa sua infanzia, altrimenti da grande ripeterà ciò che gli è stato fatto nell’unico tentativo patologico di non sentire il dolore per ciò che ha subito. In altri casi è proprio la scelta malvagia di organizzazioni criminali che lucrano sulla vendita di filmati pedopornografici a determinare una situazione grave a danno delle vittime più deboli.

La morte di Iolanda ha fatto scattare le indagini della Procura di Nocera Inferiore; le intercettazioni ambientali rilevano un quadro inquietante. Ma altrettanto inquietanti sono i risultati della recentissima inchiesta sul caso dei bambini di Reggio Emilia; oppure la cosiddetta inchiesta Veleno, in cui un altro gruppo di bambini fu tolto alle famiglie perché i genitori erano accusati di far parte di una setta.

La cautela e la lucidità non devono mai abbandonarci, soprattutto in questi momenti. Ogni caso è una storia a se stante e non bisogna mai unire l’uno con l’altro. Quando si fanno parlare in televisione i genitori che ritengono di essere stati depredati dei propri figli è sbagliato se non si da la stessa voce anche ai figli che furono a loro sottratti, perché c’è una logica che provo a spiegare: se un bambino è tolto quando ha un anno può non ricordarsi dei suoi genitori, ma se un bambino è sottratto ad un’età superiore ai 6 anni, anche a distanza di anni, può tranquillamente essere intervistato per raccontare la sua storia. Invece siamo costretti ad assistere sempre più frequentemente al fatto che un giornalista intervisti i genitori a cui sono sottratti i bambini, ma senza contraddittorio.

Cosa può fare di più lo Stato per evitare ulteriore violenza nei confronti dei bambini?

Viviamo in un Paese in cui la maggior parte dei diritti degli uomini e delle donne vengono riconosciuti e tutelati da uno Stato democratico che si fa carico di controllare ed intervenire nei casi di violazione dell’applicazione delle sue regole a danno dei singoli appartenenti alla nostra comunità. Eppure esistono alcuni tipi di violenze al diritto di libertà degli individui, soprattutto di genere femminile, che ancora oggi non trovano nello Stato un argine robusto ai danni che provoca soprattutto nelle categorie più deboli della nostra società.

A che tipo di violenze si riferisce?

Le violenze e gli abusi sessuali ancora troppo frequenti, ancora eccessivamente tollerati nelle aule giudiziarie da parte di chi dovrebbe garantire al popolo italiano il rispetto di una giustizia più garantista per le vittime e meno tollerante per i colpevoli. È tempo di far cadere gli indugi e richiedere con forza una rapida crescita legislativa che sia in grado di tutelare il diritto di denuncia da parte degli abusati senza alcun vincolo temporale, garantire un processo certo agli imputati senza nessuna prescrizione, riconoscere nuovamente il reato di plagio.

Pubblicato su La Città di Salerno