Sono rimasto abbastanza sconvolto ascoltare dalla voce di una delle mie giornaliste preferite, Milena Gabanelli, un endorsement all’implementazione degli inceneritori per salvaguardarci dal malaffare in materia ambientale.

È fuori discussione che la criminalità organizzata realizza un business milionario dalla gestione dei rifiuti, così come afferma l’illustre giornalista, ma è anche vero che non possiamo permetterci il lusso di affermare che la lotta alla criminalità può partire dalla diffusione degli inceneritori sui nostri territori già abbondantemente devastati.

Stiamo consentendo un gravissimo falso semantico nell’uso della parola termovalorizzatore al posto di inceneritore. Le lobbies legate al business sui rifiuti stanno cercando di convincerci che termovalorizzatore è diverso da inceneritore, ma così non è. Più semplicemente, in alcune tipologie di impianti, il calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti viene recuperato e utilizzato per produrre vapore, poi utilizzato per la produzione di energia. Questi impianti con tecnologie per il recupero vengono indicati col nome di “inceneritori di rifiuti con recupero energetico”, più comunemente “inceneritori” o anche “termovalorizzatori”.

La giornalista sostanzialmente dice che in attesa di un mondo senza plastica e tutto il resto, gli inceneritori di ultima generazione sembrano il passaggio tecnologico più plausibile. Io non sono d’accordo.

Se per costruire un inceneritore come quello di Bolzano si devono spendere oltre 150 milioni di euro, allora non sarebbe più opportuno spendere questi soldi per consolidare una proficua filiera del riuso di tutto il materiale che viene buttato?

Oggi commettiamo l’errore di ascoltare i politici che si vendono i dati sulla raccolta differenziata raggiunta nei propri territori solo per ottenere visibilità e consenso. Di fatto se davvero volessimo affrontare e risolvere il problema dei rifiuti avremmo a disposizione le conoscenze e le tecnologie per avviare un’economia circolare ambientale che elimina il termine rifiuti ma considera tutto ciò che viene scartato una risorsa.

Non è possibile che i sacrifici dei cittadini virtuosi che differenziano diligentemente riducendo al minimo la quota di materiale indifferenziato, vengano umiliati dal trasferimento in inceneritore di ciò che invece potrebbe essere riutilizzato. Questo accade oggi e i soldi per i nuovi inceneritori potrebbero essere investiti per far aumentare il business del riuso.

Io vi chiedo di guardarvi intorno; ogni giorno provate a far caso a quanta plastica, carta ed altro materiale siete costretti a buttare nella spazzatura. La politica dovrebbe imporre la riduzione drastica della produzione di imballaggi che generano quantità mostruose di materiale che dobbiamo gettare. Se davvero volessimo cambiare il paradigma con un modello economico basato sulla circolarità, ossia sulla possibilità di limitare al massimo l’apporto di materia ed energia in ingresso, nonché di minimizzare scarti e perdite, in ogni fase del processo produttivo.

Perché le aziende non possono essere supportate economicamente se adottassero politiche green? Volere è potere: lo dimostra il caso di Henkel, multinazionale tedesca che oltre a sostenere l’Agenda 2030 dell’Onu, ha fissato un doppio obiettivo proprio sull’economia circolare e il packaging sostenibile: entro il 2025 il 100% delle confezioni Henkel sarà riciclabile, riutilizzabile o compostabile.

L’utilizzo degli inceneritori spingerebbe ad una massimizzazione del profitto per chi investe in queste opere a danno della diffusione della cultura e della sensibilizzazione dei cittadini in materia di riuso dei beni e riciclo.