Merita particolare attenzione la lunga lettera ricevuta dall’avv. Alberto De Marco, cittadino salernitano alle prese con un foltissimo groviglio burocratico che, ad oggi, gli impedisce sostanzialmente di ricevere un suo sacrosanto diritto, maturato dopo anni di lavoro: la pensione.

La sua vicenda nasce oltre due anni fa quando chiede spiegazioni agli uffici dell’INPS di Salerno rispetto alla mancata risposta alla sua istanza di pensionamento che innesca un rimpallo di responsabilità tra le direzioni provinciali dell’INPS di Roma e Salerno e l’Ispettorato del lavoro causato, in apparenza, da una inefficiente comunicazione tra gli uffici.

L’apatia funzionale degli impiegati statali, che iniziano a seguire pedissequamente la pratica, non riesce a dare i frutti sperati cosicché all’avvertimento del De Marco di presentare una richiesta scritta, in riferimento alla normativa sulla trasparenza amministrativa, per rivendicare una risposta adeguata al riguardo, c’è una chiusura totale da parte dell’INPS di Salerno.

Convocato dalla direzione provinciale dell’INPS di Salerno, a seguito dell’avvenuta istanza scritta di accesso agli atti, il “povero” avvocato salernitano si accorge di uno strano riesame, per ben tre volte, della stessa pratica che non tiene conto delle sopraggiunte istanze successive relative alla sua attività svolta presso la SIP (oggi Telecom) a Roma riconosciute con apposito decreto il 15 maggio 2017 e da lui tempestivamente comunicate all’Ente previdenziale.

Nella missiva l’avvocato salernitano lamenta un conflitto di competenze per cui l’INPS di Salerno si era sostanzialmente appropriato di una funzione che non era propria, ma dell’Ispettorato di Roma.

Un disguido, ci scrive il De Marco, che potrebbe costituire un presupposto per una eventuale denuncia in relazione alla errata comunicazione del decreto alla Direzione Provinciale dell’INPS di Roma e non alla Direzione Provinciale dell’INPS di Salerno, oltre ad altri errori, incongruenze e contraddizioni.

Nel luglio scorso ha ricevuto una prima e-mail dall’INPS di Minori, che genericamente gli comunicava la reiezione della domanda di pensione di anzianità/anticipata con salvaguardia legge 232/2016 nella gestione Fondi speciali e nel fondo Telefonici per mancanza dei requisiti previsti per il diritto; poi una successiva dall’INPS di Salerno che annullava la precedente erroneamente emessa dall’Agenzia di Minori, non competente per territorio, a dimostrazione della totale inefficienza della macchina burocratica statale.

Oggi il De Marco ha 66 anni ed attende ancora la sua pensione, ma non intende arrestare la battaglia per ottenere questo diritto. Intende attivarsi, ci scrive, nei prossimi giorni con il ricorso amministrativo, se non soddisfatto dall’azione civile, nonché penale per tutte le inadempienze riscontrate dalle amministrazioni coinvolte nella vicenda, comprese quelle del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale che hanno la funzione di coordinamento e di vigilanza di questi uffici.

Con la speranza che questa vicenda possa concludersi prima del settembre 2020, data in cui Alberto avrà raggiunto l’età per la pensione d’anzianità, l’appello ai funzionari e agli impiegati degli Enti pubblici affinché rendano più umano il loro operato per aumentare la fiducia e la collaborazione con i cittadini degni di un Paese civile.

Pubblicato su La Città di Salerno