Cos’è il MES? Probabilmente è la domanda che milioni di italiani si fanno in questi giorni.

Vi ricordate lo SPREAD?

Il panico che generò quando salì in maniera vertiginosa ed ognuno di noi si chiedeva da dove fosse uscita questa parolina divenuta il tormentone nella drammatica estate di qualche anno fa?

Con lo spread abbiamo un po’ familiarizzato.

Oggi questa parola non ci fa più così paura, ormai sappiamo che spread è il  termine inglese usato per rappresentare la differenza di rendimento tra due titoli dello stesso tipo.

Nel nostro caso si parla del differenziale tra dei titoli di Stato, spesso i titoli di riferimento sono i Bund tedeschi. (Per approfondire questo concetto c’è sempre wikipedia che ci viene incontro!)

Ora cerchiamo di capire cos’è il MES, cos’è il Meccanismo Europeo di Stabilità e come funziona il fondo salva-Stati.

Cos’è il MES

Cos’è il MES come funziona e perché in Italia se ne parla così tanto?

Il Meccanismo Europeo di Stabilità fu istituito nel marzo del 2011 ed entrò in vigore nel luglio del 2012 a causa di una crisi del debito sempre più pressante.

Si tratta di un meccanismo volto a mantenere la stabilità finanziaria della zona euro.

In buona sostanza il MES può concedere prestiti ai Paesi in difficoltà ma a fronte del rispetto di condizioni molto rigide.

Chi riceve i prestiti si obbliga ad approvare un impegno che definisce con precisione e rigore quali misure intende prendere in termini di tagli al deficit/debito e di riforme strutturali.

In passato il MES è già intervenuto in situazioni di crisi e lo ha fatto finora con Cipro (€6,3 miliardi), Grecia (€61,9 miliardi) e Spagna (€41,3 miliardi).

Tutti i Paesi tranne la Grecia sono usciti dai programmi del MES dopo aver recuperato la propria stabilità finanziaria. Atene ha invece ancora in corso un programma, l’unico appunto ancora attivo, con un prestito da 86 miliardi di euro.

Chi gestisce il MES

Il Meccanismo di Stabilità Europea viene gestito da un Consiglio dei Governatori costituito dai ministri delle finanze dell’Eurozona oltre che da un Consiglio di Amministrazione (nominato proprio dai Governatori).

Fanno parte del MES anche un Direttore Generale (che ha diritti di voto), il commissario europeo agli Affari economico-monetari e il Presidente della BCE, questi ultimi due come osservatori.

Il contributo dell’Italia

Ma veniamo a quanto ha contribuito l’Italia al MES. In base al trattato istitutivo del fondo salva-Stati l’Italia, in quanto terza economia del continente, è il terzo contributore, dietro a Germania e Francia. Ha sottoscritto una percentuale del 17,7917 sul totale, equivalente a 125 miliardi e 395,9 milioni. In larga parte non si tratta di miliardi già versati, ma di garanzie che l’Italia ha sottoscritto in caso di futura ed eventuale necessità.

I miliardi di euro versati, grazie a un corrispondente aumento del debito pubblico, ammontano – secondo l’ultimo bollettino di Banca d’Italia – a 14,331.

Il debito pubblico che l’Italia emette per finanziare i contributi al MES ha degli interessi passivi. Cioè l’Italia deve poi pagare dei soldi in interessi a chi acquista i suoi BTP e simili.

Cosa sta accadendo in questi giorni

Ci sono diversi Paesi che spingono per utilizzare il Fondo salva-Stati come un ulteriore strumento a sostegno delle economie dei membri Ue, vessati dalla piaga del nuovo coronavirus.

Si tratterebbe, in altre parole, di liberare la potenza di fuoco del Mes, ma il problema è che non c’è un accordo sul come effettuare questa mossa.

Il fronte dei rigoristi, guidato da Germania e Olanda, non ha alcuna intenzione di garantire l’accesso al Mes senza condizioni.

Quindi la decisione di autorizzare  questo tipo di aiuti non è, in questo momento, ancora adottata.  L’intesa raggiunta all’Eurogruppo sui fondi per gestire l’emergenza coronavirus viene vista in maniera opposta da maggioranza e opposizione ed anche all’interno della stessa maggioranza.

Quindi passare dal Fondo salva Stati al Fondo salva Europa senza condizioni per tutti gli Stati membri per l’emergenza sanitaria potrebbe essere la soluzione che accontenterebbe un po’ tutti, fermo restando che in Italia il Presidente del Consiglio mantiene giustamente la sua linea in piena coerenza con quanto annunciato: “Io ho una sola parola: la mia posizione e quella del governo sul Mes non è mai cambiata e mai cambierà, così twitta Conte.