È passato circa un mese da quando i principali i sindacati, in rappresentanza dei lavoratori della Provincia di Salerno, avevano chiesto il riconoscimento del servizio sostitutivo di mensa, ovvero i buoni pasto, anche per coloro che lavorano in smart working.

Il Decreto Legge Cura Italia: i buoni pasto.

Ovviamente questa richiesta non nasceva da una pretesa senza alcun fondamento, ma faceva innanzitutto riferimento al Decreto Legge “Cura Italia” con cui il Governo aveva già riconosciuto questa modalità di lavoro nella Pubblica Amministrazione.

Quindi, fermo restando che il trattamento economico dei lavoratori in modalità smart working non può essere inferiore a coloro che svolgono le stesse mansioni all’interno dell’azienda, la decisione di riconoscere i buoni pasto a questi lavoratori spetta all’amministrazione dell’Ente previo confronto con le organizzazioni sindacali.

Il lockdown e lo smartworking, l’ente deve erogare i buoni pasto?

I diritti di questi lavoratori, che durante il lockdown hanno continuato ad assicurare l’attività lavorativa con l’utilizzo di proprie risorse anche oltre l’orario normale di lavoro, sono riconosciuti di fatto dalle organizzazioni sindacali che con quella lettera del 22 aprile hanno sollecitato l’amministrazione provinciale ad un confronto in merito.

La Provincia di Salerno fino ad oggi non ha prestato attenzione alla sollecitazione, nonostante ci siano stati precedenti importanti in altre amministrazioni pubbliche, le quali invece hanno dato risposte immediate ai lavoratori.

A Roma Virginia Raggi ha riconosciuto tutti i diritti

È il caso del Comune di Roma che, per venire incontro alle esigenze dei propri dipendenti e per evitare possibili contenziosi, il 14 maggio ha raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali per regolare le modalità organizzative e retributive dello smart working.

In questo accordo rientrano proprio i buoni pasto che vengono erogati, con effetto retroattivo a partire dal primo aprile, per tutti i lavoratori e le lavoratrici anche in modalità da remoto.

Diversi interventi legislativi disciplinano il nuovo modello lavorativo da remoto; in essi come precedentemente accennato c’è la norma che gli riconosce lo stesso trattamento economico di coloro che svolgono le medesime mansioni all’interno dell’azienda. Quindi l’interpretazione della norma è evidentemente lasciata al libero arbitrio delle pubbliche amministrazioni.

Questo accade come abbiamo potuto vedere anche in mancanza di chiarezza delle disposizioni in materia di servizi sostitutivi di mensa dal Regolamento 50/17 del Ministero dello Sviluppo Economico.

Quindi, in questo quadro complesso ed incerto, diventa centrale l’attività di concertazione tra le parti sociali e la pubblica amministrazione nel riconoscimento di un diritto dei lavoratori soprattutto in questo periodo di crisi.

L’assenza di una risposta alle organizzazioni sindacali, ormai indispensabile, aggrava la posizione della Provincia già carente in altre vicende legate alla salvaguardia dei diritti delle persone e dei beni di proprietà. Per questo mi auguro che l’amministrazione provinciale esca nel più breve tempo possibile da questo intollerabile silenzio.

 

Francesco Virtuoso

Pubblicato su “LA CITTÀ – quotidiano di Salerno e Provincia” il 20/05/2020