L’ultimo decreto legge di questo Governo, denominato “sicurezza”, meriterebbe una minuziosa e dettagliata analisi da cui poter far scaturire una consapevole discussione, anziché, come solitamente accade nel nostro Paese, considerare questo evento una buona occasione per far ripartire il solito fiume di parole che altro non riesce a soddisfare se non quell’effimero senso di appartenenza a tifoserie politiche pronte a criticare o ad elogiare l’operato politico sulla base di pregiudizi infruttiferi per la crescita del senso civico. Con questa premessa diventa ovviamente impossibile, dalle colonne di questo giornale, potersi dedicare all’analisi di tutti gli effetti dell’intero disposto normativo, ma è interessante focalizzare l’attenzione su un solo articolo, il numero 38, che riguarda uno specifico settore d’interesse, ovvero la razionalizzazione delle procedure di gestione e destinazione dei beni confiscati. Per poter meglio cercare di interpretare gli effetti di questa norma è bene ricordare che la lunga e difficile lotta alla criminalità organizzata è riuscita ad ottenere dei risultati importanti anche, e soprattutto, a Leggi che hanno consentito allo Stato di sottrarre le risorse economico- finanziare alle mafie attraverso la confisca dei beni utilizzati per le loro attività criminali ed il loro riutilizzo pubblico e sociale. Il criterio oggettivo che ha consentito la costruzione di un quadro normativo così strutturato si è basato sulla capacità di concepire benefici a vantaggio della comunità per i quali la rigenerazione e il riutilizzo assume un’importanza fondamentale soprattutto in relazione alla destinazione e a nuove forme di utilizzo per finalità di interesse collettivo.

Pubblicato su La Città di Salerno